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Già un secolo prima che il selfie diventasse una modalità di autorappresentazione di massa, c’era lei, la Cabina Fototessera.
L’Arte e gli artisti ne hanno sfruttato il potenziale estetico: da René Magritte a Andy Warhol, da Franco Vaccari allo Studio Parasite 2.0.
Il percorso trasformativo di un “cubo fotografico magico” che ha rimodellato il rapporto fra volto e racconto, protagonista di mostre ed eventi, anche all’estero.

Il percorso trasformativo di un “cubo fotografico magico” che ha rimodellato il rapporto tra volto e racconto, protagonista di Mostre ed Eventi, anche all’estero. Già un secolo prima che il selfie diventasse una modalità di autorappresentazione di massa, c’era lei, la Cabina Fototessera. L’Arte e gli artisti ne hanno sfruttato il potenziale estetico: da René Magritte a Andy Warhol, da Franco Vaccari allo Studio Parasite 2.0. La Cabina Fototessera è stata di fondamentale importanza per comprendere l’operaazione svolta da Vaccari alla Biennale del 1972 "Esposizione in tempo reale n. 4: Lascia su queste parete una traccia fotografica del tuo passaggio".

Vaccari l'ha portata all’interno di questo spazio espositivo trasformandola da "mezzo di produzione meccanica di ritratti formato tessera" a strumento di diffusione di una grande quantità di immagini, esposte sulle pareti della Biennale, come le opere di grandi autori. Ventisette anni dopo, questa idea avveniristica è stata protagonista della Biennale Russa. Cabina d'autore con un design futurista grazie all'estro degli architetti della Parasite 2, in collaborazione con la Galleria Daforma.

L'esperienza neurocognitiva applicata alla reinterpretazione soggettiva dell'immagine attraverso una piattaforma. Con il progetto NeuroEstetica Fotografica NEFFIE, portato avanti dall’Università Vita-Salute San Raffaele e dal Centro di Ricerca Tecnologie Avanzate per la Salute e il Benessere, con il supporto della DEDEM, la Cabina Fototessera ha assunto il ruolo di trait d'union tra immagine e l'elaborazione cognitiva della stessa. Questa sperimentazione sul linguaggio visuale in grado di stimolare una serie di meccanismi cognitivi ed emotivi, mediati da uno strumento come la Cabina Fototessera, è stata protagonista dell' edizione 2021 del MIA, Milan Image Art Fair.

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Dal set reale al set cinematografico, da C’eravamo tanto amati di Ettore Scola a Così parlo Bellavista di Luciano De Crescenzo.
Nella Cabina Fototessera si snoda la trama di una storia iniziata negli anni '60 grazie alla brillante idea di rendere “a portata di tutti” uno strumento fino ad allora in mano a pochi, la macchina fotografica. Le Cabine installate nelle città si fondono con l’arredo urbano e l’occhio attento del regista li trasforma in elementi rappresentativi della scenografia.

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